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Il Laghetto della Costa - Sito Unesco

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archivio comune arqu petrarca 2L’insediamento perilacustre del Laghetto della Costa occupa la riva sud occidentale del bacino, come hanno evidenziato gli scavi archeologici condotti negli anni 1885-86, 1901 e 1909 da Federico Cordenons e nel 1906 da Alfonso Alfonsi. La grande quantità di reperti rinvenuti ( principalmente vasellame ceramico, manufatti in osso-corno e industria littica) è conservata nella collezioni del museo nazionale Atestino di Este e del museo Civico di Archeologico di Padova Questi materiali documentano la lunga durata dell’insediamento, da un momento finale dell’età del rame agli inizi dell’età del Bronzo recente. A un momento iniziale del sito vanno attribuite le scodelle su peducci e decorazione a cordoni plastici. La fasi maggiormente rappresentate tuttavia, sono quelle risalenti all’antica e media età del Bronzo, tra XXIII e il XV secolo a.C. questo periodo risalgono,ad esempio, i numerosi bocca letti a profilo ovoidale o troncoconico d’impasto ceramico nero e i manufatti in osso corno. L’abitato sorgeva nella zona perispondale a Sud Ovest del laghetto, forse diviso in più nuclei insediativi, con abitazioni palafitticole principalmente del tipo su bonifica, descritta dagli scavatori come costituita da “impalcati” di grosse travi in legno di quercia, accostate una all’altra e sostenute da pali infissi nel limo lacustre, costipati con rami di varie dimensioni e grosse pietre. I piani pavimentali erano costituiti da assiti lignei, sui quali era alloggiato il focolare domestico isolato dal pavimento da un sottofondo di lastre di pietra. Nella zona dello scavo eseguito dall’Alfonsi venne messo in luce un doppio allineamento di pali, conficcati nel limo lacustre a distanze pressoché regolari, senza funzione portante, ma di delimitazione dell’insediamento.La conservazione di uno dei paletti(“piuolo”) rinvenuto lungo il fianco di una delle pavimentazioni, tuttora conservato al Museo Civico di Padova, ha consentito l’esecuzione di una datazione radiocarbonica che ha fornito un’età radiometrica di 3675+- 29 BP, permettendo di datare la struttura tra il XXII e il XX secolo a.c. (2133 – 1983 cal. BC).

Le pratiche agricole e l’allevamento riferiti a uno o più nuclei di insediamento alquanto estesi e frequentati per più secoli, dovettero avere un forte impatto sull’ambiente circostante. Considerata la natura e l’epoca delle ricerche, i dati più ampiamente registrati sono quelli relativi alla fauna, le quali documentano la prevalenza degli animali domestici(caprovini, bovini, suini) su quelli selvatici( principalmente cervi, caprioli, cinghiali). 

 

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I siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino
35° sessione comitato del patrimonio mondiale
Parigi: 19 - 29 giugno 2011.

Svizzera Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia ospitano i 150 siti palafitticoli più famosi dei 1000 siti noti. Essi constano in resti di insediamenti preistorici ubicati sulle rive di laghi o di fiumi, che nonostante siano databili dal 5000 al 500 a.C., godono di una eccellente conservazione dei materiali organici. Le 25 aree archeologiche selezionate sul territorio italiano sono dislocate in Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, costituendo per l'Italia il 47 Sito della Lista del Patrimonio Mondiale Unesco designato nel 2011.
Nello specifico in Veneto sono state individuate 7 aree tra cui quella del Laghetto della Costa. Il Piano di Gestione del Sito transnazionale è in fase di redazione e per maggiori informazioni e aggiornamenti inerenti il Piano e la sua attuazione consultare i link del Comunicato Stampa del MiBAC alla voce "Informazioni". >>Comunicato Stampa MiBAC>>

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