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Hanno detto di Arquà

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ll nome di Arquà a partire dal sec. XIV è definitivamente legato a quello di Francesco Petrarca. Il borgo, fra i colli Euganei, descritto come “il mio seconda Elicone”, dal Poeta stesso fu il luogo che il Petrarca scelse per fabbricarsi una casa modesta e decente, dove passò in pace gli ultimi anni della sua vita. La casa e l'ambiente naturale che la circondano, rimasti pressoché intatti dai tempi del Poeta, nei secoli hanno attirato migliaia di visitatori. I recenti interventi, i cui sforzi sono stati finalizzati alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio storico e naturalistico, hanno dato i loro frutti ed oggi la Città di Arquà Petrarca è stata ammessa al ristretto club dei Borghi più Belli d'Italia ed ha ricevuto l'elezione a Bandiera Arancione del Touring Club.

 

home-stampa01Così la descriveva il Petrarca:
"Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo"

 

 

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Così la descriveva Adolfo Callegari: "Sotto l'alta gobba del Ventolone, Arquà è così felicemente situato a cavaliere di un dosso modesto tra strette vallate che sfociano nella pianura, ed ha tanto carattere nelle sue costruzioni antiche ... che anche senz'altra aggiunta sarebbe stato degno di una visita. Ma vi è morto il Petrarca. E questa morte ha donato un'aureola di gloria alla piccola terra, la resa sacra alla sua memoria. Nessun altro luogo conserva tante reliquie di Lui originali e quasi intatte.... Per cui si sente qui il grande spirito vivo e presente, richiamato anche dal paesaggio bellissimo, così conforme al tono della sua poesia soave e melanconica. .. Arquà paese di veglia... vi si respira una serenità che non si appaga, il sentimento di una felicità intravista e non raggiungibile: paesaggio spirituale quanto altri mai."

 

 

home-stampa04Descrizione fatta da Andrea Gloria nel 1800:
"Retrocediamo a Monselice per vergere alla parte montuosa e più amena del distretto, e prima ad Arquà, rinomato casale che dista tre miglia da Monselice a nord-ovest. Poggia sovra romantica collina e guardato dal piano fa mostra avvenente di sé. Ivi si vede, scrive il Cittadella, un cielo aperto, lucente e chiaro, l'aria, vi è lucida, sottile, pura, salubre, piena di soave odore, e il sito di forma vago. Il monte Eolo lo difende dall'aquilone, lo fiancheggiano graziose collinette, formando un arco di circolo, onde il nome Arcuatus, Arquato, Arquà, ed a mezzodì si apre la pianura, così che nel verno l'aria vi è temperata assai. Alla dolcezza del clima aggiungi (cosa singolare) non aver dominato mai in Arquà contagi di uomini, o di animali."